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Limiti alla cessione delle quote dei soci fondatori: la durata massima del lock up

Negli statuti o negli accordi di investimento inerenti alle startup e, in generale, a società non quotate, sono frequentemente inserite clausole con cui ai soci fondatori, i quali detengono la maggioranza del capitale, viene imposto l’obbligo di non cedere la loro partecipazione (cd. lock up).

La scelta di investire in una certa impresa è spesso basata in maniera preponderante sulle capacità tecniche e di gestione dei founders. L’introduzione del lock up si giustifica, quindi, frequentemente su questa circostanza.

Per quanto tempo possa essere limitato il trasferimento delle quote è oggetto delle osservazioni che seguono.

Il lock up costituisce una deroga al principio previsto per le società di capitali della libera trasferibilità delle azioni e delle partecipazioni, sia per atto tra vivi, che a causa di morte (artt. 2355 e 2469, comma 1, cod. civ.). Gli artt. 2355 bis e 2469, comma 2, cod. civ. consentono, tuttavia, di limitare il trasferimento delle quote per 5 anni (società per azioni) e per 2 anni (società a responsabilità limitata).

Circa il lock up nella società a responsabilità limitata è emerso un orientamento che considera legittimo introdurre una clausola secondo cui, nel caso di un divieto temporaneo di trasferimento di quote, si può escludere la facoltà di recesso per l’intero periodo di intrasferibilità, anche se superiore a due anni (massima n. 152/2016 Consiglio Notarile di Milano).

Occorre però distinguere, per non vedere applicato il recesso previsto dall’art. 2469, comma 2, cod. civ., tra intrasferibilità delle partecipazioni sociali assoluta o parziale.

In caso di intrasferibilità assoluta, ovvero dell’intera partecipazione e senza limiti di tempo, la possibilità di recedere può essere bloccata per non più di due anni.

Invece, se l’intrasferibilità delle quote è temporanea o applicata a parte della partecipazione posseduta o a trasferimenti nei confronti di determinati soggetti o con corrispettivi diversi dal denaro, è legittimo escludere il diritto di recesso per l’intera durata del divieto di trasferimento, anche se superiore a due anni.

La presenza dei fondatori tra i soci è una garanzia per gli investitori nel processo di sviluppo dell’azienda. Tuttavia, la loro libertà di cedere o meno le quote possedute non può essere limitata per un periodo di tempo superiore a quello di legge, che è calcolato in misura sostanzialmente analoga a quello economico-finanziario, entro cui l’investitore può ritenere realizzabili il progetto di crescita dell’impresa e il ritorno sul capitale investito.

Avv. Marco De Paolis
STUDIO LEGALE DE PAOLIS
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Startup: per attrarre investitori puntare più sul loro coinvolgimento operativo che sul business plan

Per lo sviluppo di una startup raccogliere un investimento è una priorità. Nelle prime fasi di sviluppo il reperimento degli investitori si scontra con l’elevato livello di rischio derivante dalla difficoltà di prevedere l’evoluzione della società. Puntare tutto sul business plan non è sufficiente: non sempre è lo strumento più idoneo per valutare se l’impresa merita o meno un investimento.

Per attrarre un investitore è allora opportuno seguire alle soluzioni.

Una di queste è la partecipazione al management. Utilizzare le sue conoscenze e competenze può essere un’opportunità per valorizzare al meglio il prodotto o rendere più efficiente il funzionamento operativo della società.

Proporre degli obiettivi da raggiungere (cd. milestones) è un’altra modalità che permette di rafforzare, agli occhi di un investitore, la credibilità di un team circa la sua capacità di saper sviluppare il modello di business ed il prodotto.

Il coinvolgimento nella governance è altrettanto strategico per ingaggiare un investitore. Gli può essere garantita la presenza non esecutiva negli organi amministrativi e di controllo così come diritti di veto in assemblea e nel Consiglio di Amministrazione per decisioni di natura straordinaria sull’organizzazione e la gestione della società.

Non da ultimo, è opportuno presentare all’investitore una strategia di way-out per recuperare il suo investimento, che può concretizzarsi nella cessione delle quote/azioni ad un’altra società oppure ad un soggetto finanziario (Venture Capital/Business Angel) o attraverso il riacquisto della sua partecipazione da parte dei fondatori. Le clausole statutarie di covendita (drag along e tag along) sono utili per valorizzare l’investimento in occasione dell’uscita dalla compagine sociale. La clausola drag along prevede che, in caso di cessione della propria partecipazione da parte del socio di maggioranza, quello di minoranza ha l’obbligo di unirsi alla transazione e cedere la propria partecipazione. La clausola tag along, invece, attribuisce al socio di minoranza  il diritto di unirsi alla vendita delle quote di maggioranza, cedendo la propria partecipazione alle medesime condizioni offerte dai terzi acquirenti.

Avv. Marco De Paolis

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Costituzione di una startup? Meglio una srl ordinaria che una semplificata

Chi intende costituire una startup, quando chiede assistenza per procedere con quest’attività, punta spesso ad utilizzare la variante della società a responsabilità limitata semplificata (srls). Questo modello societario suscita, infatti, molto interesse in quanto ritenuto più economico e più semplice nel funzionamento. Tuttavia, la realtà è ben diversa non essendo la srls economica ma, soprattutto, complessa e caratterizzata da una serie di restrizioni che ne ostacolano la piena operatività.
Esaminiamo, dunque, quali sono i limiti della srl semplificata:

a) il capitale sociale non può superare i 9.999,99 euro, il che rappresenta un ostacolo nel caso in cui si raccolgano finanziamenti per un importo superiore necessari per lo sviluppo della società;

b) le norme sul funzionamento e sull’amministrazione sono stabilite dalla legge e, quindi, non possono essere modificate per renderle più conformi alle esigenze dei soci. La srl semplificata si fonda su un atto costitutivo, il cui modello è stabilito a livello ministeriale, e non dispone di un suo specifico statuto, che costituisce lo strumento con cui i soci stabiliscono le loro regole. Per fare un esempio, le decisioni sono prese dai soci con le maggioranze stabilite dalla legge, che non si possono modificare;

c) l’accesso al credito e di finanziamenti è limitato;

d) i soci possono essere solo persone fisiche, non persone giuridiche (ad es. altre società);

e) i costi di gestione e la tassazione sono sono le stesse di una società ordinaria.

Fate, pertanto, attenzione a non farvi ingannare dal modello della srl semplificata, che può pregiudicare lo sviluppo e la crescita della vostra startup, e prendete in considerazione il modello della srl ordinaria, usufruendo sia dell’assenza del capitale sociale minimo (può essere anche qui pari almeno ad 1 euro) che della piena libertà di stabilire vostre regole di funzionamento ed amministrazione, oltre all’accessibilità più ampia agli strumenti di finanziamento.

Avv. Marco De Paolis
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CONSULENZA LEGALE E SOCIETARIA
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CREARE VALORE CON IL PASSAGGIO AZIENDALE ALLE NUOVE GENERAZIONI DELLA FAMIGLIA

Il passaggio generazionale può rappresentare, se correttamente pianificato e gestito, una delle fasi di maggior valore per garantire lo sviluppo futuro di un’impresa familiare.

È ormai sempre più sentita l’esigenza di trovare una valida soluzione alla continuità d’impresa in cui possano trovare il giusto equilibrio la figura dell’imprenditore fondatore o della generazione uscente e i discendenti. Occorre, infatti, costruire un efficace compromesso tra le istanze del primo, che si considera punto di forza in virtù delle sue capacità personali e del suo senso di immedesimazione nell’impresa, e dei secondi potenzialmente capaci di introdurre nuovi valori, metodi e competenze di gestione adatti a garantire la competitività futura dell’azienda di famiglia.

Ma quali sono gli ingredienti essenziali per realizzare questo compromesso in modo positivo? Dal confronto professionale con gli imprenditori sono emersi i seguenti:

1. coesione familiare intesa come solidità nei rapporti tra i vari rami delle famiglie inserite nel contesto aziendale e nella condivisa convergenza di tutti sugli obiettivi di medio-lungo periodo;

2. attività d’impresa svolta in settori d’eccellenza o orientata all’export, circostanza che favorisce volumi d’affari e marginalità apprezzabili, da cui si ricavano una maggiore solidità economico-finanziaria ed una conseguente maggiore propensione ad accettare i cambiamenti da parte della vecchia generazione in quanto l’impresa è in grado di gestirli;

3. formazione globale ed internazionale della nuova generazione: un’adeguata scolarità, non esclusivamente economica, unita ad esperienze all’estero, favorisce l’acquisizione di più ampie conoscenze che possono essere utili all’impresa. Questa circostanza è tanto più valida nel nostro tessuto imprenditoriale dove si tende a focalizzare la formazione aziendale della nuova generazione sulla produzione. Pertanto, la formazione della nuova generazione sarà determinante per consentire a quest’ultima di contribuire in modo significativo all’innovazione ed alla competitività dell’impresa, non solo se sarà sul prodotto, ma anche e soprattutto se si concentrerà sul processo o sul mercato. La conoscenza del prodotto è una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo futuro dell’impresa. È opportuno che ogni familiare abbia un ruolo specifico e indipendente rispetto agli altri componenti in modo da non creare sovrapposizioni che potrebbero generare attriti personali che coinvolgono, inevitabilmente, anche l’impresa. È consigliabile quindi che non ci siano persone in azienda con formazione e deleghe simili;

4. il management, punto di forza, quando si tratta di trovare un equilibrio negli  interessi divergenti tra famiglia/impresa che emergono in un passaggio generazionale imposto da eventi traumatici (es. morte dell’imprenditore) o qualora si vogliano introdurre sistemi di amministrazione ed organizzazione più funzionali ad una struttura complessa e articolata, promuovendo la separazione della proprietà-azionista dalla gestione;

5. apertura del capitale a soggetti esterniuna garanzia di continuità nel caso in cui la nuova generazione, pur essendo cresciuta in un contesto aziendale, non abbia una propria una vocazione a fare impresa.

In conclusione, il successo di un passaggio generazionale non può prescindere dalla consapevolezza nella famiglia che questo processo non serve per forza all’ingresso della nuova generazione nell’impresa, ma principalmente a favorire la sua prosecuzione e la sua crescita.

Avv. Marco De Paolis
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