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Clausole anti-diluzione nei round d’investimento: come funzionano

Nelle lettere d’intenti, che precedono un investimento, sono frequentemente inserite clausole che tutelano l’investitore, già presente nella compagine sociale, in caso di un successivo round con emissione di quote ad un prezzo inferiore a quello fissato in occasione del precedente. Sono le cd. clausole di anti-diluizione.

Un esempio concreto? Un investitore è diventato socio al momento di un primo round, in cui le quote avevano una valutazione più alta di quella proposta ai nuovi finanziatori per il secondo round. Mediante le clausole di anti-diluizione l’investitore, già socio, dispone del diritto di ottenere, gratuitamente o ad un prezzo scontato, tante quote quante ne avrebbe dovute ricevere se il prezzo fosse rimasto invariato, evitando in tal modo di vedere ridotta la propria partecipazione.

Nella prassi sono state formulate due tipologie di clausole di anti-diluizione: la cd. full ratchet, consistente nella retrocessione di quote in favore dell’investitore così che la valutazione successiva inferiore sia applicata anche a quella antecedente, e la cd. weighted average, che permette la retrocessione di quote in favore dell’investitore fino ad un valore medio (o ponderato) fra la valutazione iniziale e quella successiva.

Queste clausole impattano sulla struttura proprietaria della società: possono, ad esempio, incidere sulle partecipazioni qualificate e, di conseguenza, sulle deliberazioni dell’assemblea straordinaria. Meritano, quindi, un’attenta valutazione ed una trattativa adeguata affinché siano adeguatamente formulate.

Avv. Marco De Paolis
STUDIO LEGALE DE PAOLIS
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Costituzione di una startup? Meglio una srl ordinaria che una semplificata

Chi intende costituire una startup, quando chiede assistenza per procedere con quest’attività, punta spesso ad utilizzare la variante della società a responsabilità limitata semplificata (srls). Questo modello societario suscita, infatti, molto interesse in quanto ritenuto più economico e più semplice nel funzionamento. Tuttavia, la realtà è ben diversa non essendo la srls economica ma, soprattutto, complessa e caratterizzata da una serie di restrizioni che ne ostacolano la piena operatività.
Esaminiamo, dunque, quali sono i limiti della srl semplificata:

a) il capitale sociale non può superare i 9.999,99 euro, il che rappresenta un ostacolo nel caso in cui si raccolgano finanziamenti per un importo superiore necessari per lo sviluppo della società;

b) le norme sul funzionamento e sull’amministrazione sono stabilite dalla legge e, quindi, non possono essere modificate per renderle più conformi alle esigenze dei soci. La srl semplificata si fonda su un atto costitutivo, il cui modello è stabilito a livello ministeriale, e non dispone di un suo specifico statuto, che costituisce lo strumento con cui i soci stabiliscono le loro regole. Per fare un esempio, le decisioni sono prese dai soci con le maggioranze stabilite dalla legge, che non si possono modificare;

c) l’accesso al credito e di finanziamenti è limitato;

d) i soci possono essere solo persone fisiche, non persone giuridiche (ad es. altre società);

e) i costi di gestione e la tassazione sono sono le stesse di una società ordinaria.

Fate, pertanto, attenzione a non farvi ingannare dal modello della srl semplificata, che può pregiudicare lo sviluppo e la crescita della vostra startup, e prendete in considerazione il modello della srl ordinaria, usufruendo sia dell’assenza del capitale sociale minimo (può essere anche qui pari almeno ad 1 euro) che della piena libertà di stabilire vostre regole di funzionamento ed amministrazione, oltre all’accessibilità più ampia agli strumenti di finanziamento.

Avv. Marco De Paolis
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CONSULENZA LEGALE E SOCIETARIA
INTERNAZIONALIZZAZIONE E STARTUP
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PMI innovative: maggiore accesso al credito e sgravi fiscali per gli investitori

Le PMI innovative, introdotte dal cd. Investment Compact (D.l. n. 3/2015, convertito dalla Legge n. 33/2015), sono quella nuova categoria societaria a cui il legislatore ha riconosciuto gran parte delle agevolazioni e semplificazioni previste a favore delle startup innovative (per un approfondimento si può leggere questo post del 25 marzo u.s. – https://studiodepaolisbrescia.wordpress.com/2015/03/25/linvestment-compact-e-legge-queste-in-via-definitiva-le-novita-per-startup-e-pmi-innovative/).

Sono PMI innovative, ricordo, le imprese che hanno la sede produttiva in Italia, un fatturato massimo di 50 milioni di euro, un numero di dipendenti inferiore a 250, almeno il 3% delle spese destinato a ricerca e sviluppo. Inoltre, non devono avere azioni quotate in un mercato regolamentato. Nel caso in cui siano in possesso di questi requisiti, possono richiedere la registrazione in Camera di Commercio nella sezione speciale ad esse dedicata, presentando una specifica domanda con allegato un bilancio certificato.

Dopo quasi 6 mesi dall’introduzione delle PMI innovative si può affermare che alcuni dei vantaggi previsti dalla normativa sono concreti e che inizia ad essere operativo, presso gli istituti di credito, un più ampio supporto finanziario per chi dispone della registrazione o ha intenzione di ottenerla.

Guardando all’impresa, di cui abbiamo seguito la registrazione, è stato riscontrato, in primo luogo, il vantaggio di aver ottenuto, sulla base di criteri semplificati ed in via prioritaria, l’erogazione di un finanziamento. Infatti, come premesso, i principali istituti di credito si stanno dotando di procedure finalizzate a inserire nel calcolo del rating dell’impresa, per la concessione di finanziamenti, l’iscrizione nella sezione speciale delle PMI innovative. Altresì, dovrebbe diventare a breve operativo, anche per le PMI innovative, il Fondo centrale di garanzia con la copertura fino all’80% del credito erogato da una banca fino a un massimo di 2,5 milioni di euro. Non da ultimo, è opportuno menzionare che le PMI innovative, considerata la diffidenza verso la quotazione, potranno acquisire capitali attraverso il sistema dell’equity crowdfunding e, qualora siano società a responsabilità limitata, mediante gli strumenti finanziari partecipativi, titoli innovativi a metà tra le azioni e le obbligazioni.

In secondo luogo, operando la suddetta impresa su diversi mercati esteri, ha ritenuto utile procedere alla registrazione allo scopo di vedersi riconosciuto, come previsto per le PMI innovative, un più ampio supporto dall’ICE, che includerà l’assistenza in materia fiscale, immobiliare, creditizia, nonché l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’incontro con investitori potenziali.

Occorre, infine, ricordare gli incentivi fiscali, di cui possono godere le persone fisiche e giuridiche, che investono nel capitale delle PMI innovative, sia nel caso in cui l’investimento sia effettuato direttamente dall’investitore che indirettamente tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) ed altre società che investono prevalentemente in questa tipologia di impresa.

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Raccogliere capitali con gli strumenti finanziari partecipativi: una valida opzione per le imprese innovative

Uno dei più efficaci mezzi per raccogliere risorse finanziarie a disposizione delle imprese innovative (startup/PMI) sono gli strumenti finanziari partecipativi (SFP).

Si caratterizzano per l’estrema flessibilità essendo la loro configurazione determinabile sulla base delle particolari esigenze della società emittente e dei suoi investitori. Infatti, in questi strumenti possono essere concordati specifici diritti, come a) una partecipazione più ampia agli utili societari, b) il voto su singole materie di particolare interesse per l’investitore, escluso quelle nelle decisioni dei soci ai sensi degli articoli 2479 e 2479-bis cod. civ., c) la conversione in quote societarie degli SFP con modalità, costi e tempi predeterminati o d) la liquidazione preferenziale degli utili in caso di scioglimento della società.

Per emetterli è necessario che lo statuto della società contenga una specifica clausola in materia; diversamente si dovrà procedere ad una sua modifica che la autorizzi. Una volta deliberata l’emissione di SFP la società dovrà predisporre uno specifico regolamento contenente le regole predefinite per i suoi strumenti. Come premesso, gli SFP sono modellabili da ogni società; pertanto, non esistono regolamenti standardizzati.

Gli SFP rappresentano quindi un utile veicolo capace di attrarre investimenti in denaro da parte di soggetti, non necessariamente interessati al capitale sociale (cd. equity), ma che decidono di puntare ad una remunerazione derivante dal riconoscimento di una più favorevole partecipazione ai futuri utili e/o fatturato.

Le imprese innovative hanno così un’opportunità concreta di attrarre investimenti in quanto non scontano, se costituite in forma di società a responsabilità limitata (srl), il divieto di emissione di titoli debito, se non a favore di investitori professionali (banche, SGR).

Avv. Marco De Paolis

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Con le clausole di co-vendita più facile trovare l’accordo con gli investitori

La scelta di un investitore di sostenere un’iniziativa imprenditoriale non si fonda soltanto sui dati economico-finanziari ma anche sulle garanzie che gli vengono fornite circa la sua remunerazione e la valorizzazione della quota, che si presta ad acquistare.

Come si può dunque convincere un investitore? La soluzione è rappresentata dalle clausole di co-vendita rientranti nei diritti particolari dei soci previsti dall’art. 2468, comma 3, cod. civ.. Tra queste la più rilevante, nel nostro caso, è la cd. tag-along.

Questa disposizione, da inserire nello statuto o in un apposito patto parasociale, consente di attribuire al socio finanziatore il diritto di cedere la propria partecipazione alle medesime condizioni pattuite dal socio imprenditore con il terzo acquirente. Altresì, autorizza il soggetto intenzionato a cedere la propria partecipazione di farlo a condizione di ottenere dal suo acquirente l’impegno all’acquisto dell’intero capitale sociale alle medesime condizioni a lui riconosciute.

Mediante questa clausola l’investitore si garantisce anche la possibilità, qualora l’imprenditore decida di cedere la propria partecipazione ad un terzo, di prendere parte al trasferimento beneficiando di un premio di maggioranza.

In ogni caso, a pena di nullità, gli accordi di tag-along devono garantire al socio di maggioranza almeno il valore che gli spetterebbe in caso di recesso (c.d. principio di equa valorizzazione della partecipazione) e non escludere l’investitore da ogni partecipazione alle perdite della società (c.d. divieto del patto leonino). È altresì consentito prevedere che il prezzo pagato dal terzo sia ripartito in maniera non proporzionale rispetto alle partecipazioni possedute.

Dedicate, quindi, la giusta attenzione nelle fasi di trattativa a queste clausole al fine di rispettare i limiti di legge e di definirne ogni elemento con la cura necessaria a favorire l’investimento e a prevenire futuri conflitti tra soci.

Avv. Marco De Paolis
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