Tag: diritto societario

Startup innovative, proprietà intellettuale ed industriale – intervento 29 ottobre 2016

Metto oggi a disposizione le slide, presentate durante il mio intervento del 29 ottobre 2016 al FabLab di Villanuova sul Clisi (BS), in occasione della II^ edizione di VALLESABBIA Restart, il progetto della Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Sabbia per la promozione dell’imprenditoria giovanile ed innovativa nel territorio della Valle Sabbia.

Nelle slide sono illustrate le principali disposizioni di legge sulle startup innovative, i nuovi vantaggi per queste imprese (es. costituzione senza notaio, aumento al 30% delle agevolazioni fiscali per gli investitori, azienda sponsor, credito d’imposta al 50% per ricerca e sviluppo), unitamente ad una sintesi su cosa tuteli il diritto d’autore (es. il software, le banche dati) e cosa invece sia protetto dalla proprietà industriale (es. marchi, brevetti, disegni e modelli).

Avv. Marco De Paolis
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DE PAOLIS
CONSULENZA LEGALE E SOCIETARIA
INTERNAZIONALIZZAZIONE E STARTUP
Piazzetta Monsignor Almici, 13
25124 Brescia
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presentazione-avv-marco-de-paolis-convegno-29-10-16

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Nessun dramma: le soluzioni in caso di crisi per le startup innovative

Uno dei punti principali del piano Restart Italia, poi attuato attraverso il D.L. n. 179/2012 (convertito con modifiche dalla L. n. 221/2012), è il cd. Fail-fast, ovvero l’insieme di procedure finalizzate a risolvere in modo più rapido e meno gravoso la situazione di crisi di una startup la cui attività imprenditoriale non riesca ad avere successo.

All’articolo 31 del D.L. n. 179/2012 (convertito con modifiche dalla L. n. 221/2012) è previsto che le startup innovative non sono soggette al fallimento, all’accordo di ristrutturazione del debito ed al concordato preventivo. Alle startup si applicano, quindi, unicamente il procedimento di composizione della crisi mediante un accordo con i creditori e quello di liquidazione dei beni.

Non potendo essere dichiarate fallite su istanza dei creditori o del pubblico ministero, gli amministratori delle startup non sono soggetti ai reati fallimentari mancando la condizione di punibilità (ovvero la sentenza di fallimento). Altresì, trascorsi dodici mesi dalla pubblicazione nel Registro delle Imprese del decreto di apertura della liquidazione previsto dall’art. 14 quinquies della Legge n. 3/2012, la compagine sociale delle startup non sarà più visibile nel Registro delle Imprese, né nelle banche dati. Si punta quindi a tutelare credibilità dell’imprenditore e dell’investitore nei terzi ed evitare che sia disincentivata la partecipazione al capitale di rischio.

L’esenzione dall’applicazione delle disposizioni della legge fallimentare è fissata in quattro anni e può essere revocata sia d’ufficio sia su istanza di parte. Il creditore, interessato alla dichiarazione di fallimento della startup, potrà infatti ricorrere al giudice del registro ex art. 2191 cod. civ. per chiedere la revoca dell’iscrizione nella sezione speciale, per originaria o sopravvenuta perdita dei requisiti. Allo stesso modo i terzi interessati potranno far valere le proprie ragioni nell’accordo di composizione della crisi opponendosi all’omologa dello stesso ai sensi dell’art. 12  della Legge n. 3/2012 ed eccependo il difetto dei requisiti della startup e la conseguente inammissibilità dell’accordo approvato.

In caso di procedimento di liquidazione dei beni, se dovessero venire meno i requisiti,  la revoca dello status di startup innovativa potrà avvenire anche d’ufficio da parte del conservatore del registro delle imprese, qualora ad esempio non pervengano le dichiarazioni dell’amministratore che attestino la permanenza dei requisiti imposte dall’art. 25 del D.l. 179/2012, oppure per il decorso del termine quadriennale.

Venuti meno i presupposti per essere una startup innovativa, la società è quindi assoggettabile agli istituti previsti dalla legge fallimentare.

I procedimenti che abbiamo menzionato servono, quindi, ad agevolare il procedimento di chiusura delle startup, che abbiano, comunque, beni da valorizzare e di preservarle dalle procedure fallimentare limitando le conseguenze in capo all’imprenditore, qualora la sua attività non abbia avuto positivi riscontri sul mercato.

 

Avv. Marco De Paolis

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Costituzione con firma digitale di srl startup innovative: al via il 20 luglio

Dal 20 luglio 2016, attraverso la piattaforma startup.registroimprese.it, sarà possibile, in via facoltativa e alternativa rispetto alla modalità ordinaria tramite atto pubblico, redigere e sottoscrivere con firma digitale gli atti costitutivi e gli statuti delle startup innovative in forma di società a responsabilità limitata secondo quanto previsto dall’articolo 24 del D. lgs. n. 82/2005.

Trovano, quindi, attuazione le disposizioni dell’articolo 4, comma 10 bis, del Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito con Legge 24 marzo 2015, n. 33, volte a semplificare e velocizzare il processo di avvio delle srl destinate ad assumere la status di startup innovative*.

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Circolare 3691/C del 1 luglio 2016 – Modalità di costituzione delle società a responsabilità limitata start-up innovative

Più tutele per i soci di minoranza

Dalla Corte di Cassazione (Sentenza Cass. n. 4967 del 14 marzo 2016) è stata formulata una pronuncia che chiarisce, per la prima volta, come vadano tutelati i soci di minoranza nel caso in cui debba essere modificata una clausola con cui venga loro riservato un quorum qualificato, ovvero maggiorato rispetto a quello ordinario.

Secondo i giudici di legittimità, qualora lo statuto sociale preveda, a tutela della minoranza, un quorum decisionale qualificato per l’assunzione di una determinata delibera assembleare, quella clausola non può essere modificata, nel silenzio dello statuto, con il quorum decisionale ordinario previsto le modifiche statutarie. Occorre, in tal caso, che la modifica sia approvata con maggioranza qualificata, ovvero con i voti favorevoli della minoranza a cui garanzia è stata prevista.

Pertanto,  se per la minoranza sussiste un potere di interdizione in determinate materie,  la Cassazione sostiene che la maggioranza non qualificata non possa modificare liberamente la previsione che attribuisce alla minoranza il predetto potere.

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Costituzione di startup senza notaio: attenzione agli obblighi antiriciclaggio

Il decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 17 febbraio 2016, che consente la costituzione delle startup innovative senza intervento del notaio, mediante un modello standard in forma digitale*, prevede, in sede di apertura della società, l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio a carico dei soci costituenti.

L’art. 2, comma 2, lett. k, del decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 17 febbraio 2016, richiede infatti che i soci costituenti dimostrino al Registro delle Imprese di aver adempiuto agli obblighi previsti ai sensi del D.lgs. n. 231/2007, titolo II (legge antiricilaggio). Si tratta di un onere non di poco conto considerata la complessità della normativa di settore, che impone obblighi di adeguata verifica della clientela, di registrazione e di segnalazione di operazioni sospette. La violazione delle norme pone sanzioni sia penali che amministrative in capo ai soggetti inadempienti. Quindi, i soci costituenti devono essere molto cauti al fine di evitare di avviare un’impresa con il gravame di procedimenti, anche di natura penale, a proprio carico e delle conseguenze connesse.

La soluzione formulata dal decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 17 febbraio 2016 pare anche contraddittoria con uno dei fini della legge antiriciclaggio: scarica sui controllati l’obbligo di adempimenti che spetterebbero, come avviene nei casi ordinari, sui professionisti prestatori dei servizi. Mancherebbe, infatti, un importante controllo nel merito delle condizioni di legalità, considerato che il Registro delle Imprese non ha questo onere né il decreto ministeriale glielo attribuisce in via eccezionale.

Pertanto, è consigliabile, in sede di costituzione di una startup, anche con il modello digitale,  incaricare persone esperte e con le competenze necessarie per provvedere ad ogni adempimento richiesto dalla legge per queste operazioni.

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* Questo il nostro articolo sulla costituzione senza notaio delle startup innovative: Startup innovative: come avverrà la costituzione digitale senza notaio.

 

Clausole anti-diluzione nei round d’investimento: come funzionano

Nelle lettere d’intenti, che precedono un investimento, sono frequentemente inserite clausole che tutelano l’investitore, già presente nella compagine sociale, in caso di un successivo round con emissione di quote ad un prezzo inferiore a quello fissato in occasione del precedente. Sono le cd. clausole di anti-diluizione.

Un esempio concreto? Un investitore è diventato socio al momento di un primo round, in cui le quote avevano una valutazione più alta di quella proposta ai nuovi finanziatori per il secondo round. Mediante le clausole di anti-diluizione l’investitore, già socio, dispone del diritto di ottenere, gratuitamente o ad un prezzo scontato, tante quote quante ne avrebbe dovute ricevere se il prezzo fosse rimasto invariato, evitando in tal modo di vedere ridotta la propria partecipazione.

Nella prassi sono state formulate due tipologie di clausole di anti-diluizione: la cd. full ratchet, consistente nella retrocessione di quote in favore dell’investitore così che la valutazione successiva inferiore sia applicata anche a quella antecedente, e la cd. weighted average, che permette la retrocessione di quote in favore dell’investitore fino ad un valore medio (o ponderato) fra la valutazione iniziale e quella successiva.

Queste clausole impattano sulla struttura proprietaria della società: possono, ad esempio, incidere sulle partecipazioni qualificate e, di conseguenza, sulle deliberazioni dell’assemblea straordinaria. Meritano, quindi, un’attenta valutazione ed una trattativa adeguata affinché siano adeguatamente formulate.

Avv. Marco De Paolis
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Costituzione di una startup? Meglio una srl ordinaria che una semplificata

Chi intende costituire una startup, quando chiede assistenza per procedere con quest’attività, punta spesso ad utilizzare la variante della società a responsabilità limitata semplificata (srls). Questo modello societario suscita, infatti, molto interesse in quanto ritenuto più economico e più semplice nel funzionamento. Tuttavia, la realtà è ben diversa non essendo la srls economica ma, soprattutto, complessa e caratterizzata da una serie di restrizioni che ne ostacolano la piena operatività.
Esaminiamo, dunque, quali sono i limiti della srl semplificata:

a) il capitale sociale non può superare i 9.999,99 euro, il che rappresenta un ostacolo nel caso in cui si raccolgano finanziamenti per un importo superiore necessari per lo sviluppo della società;

b) le norme sul funzionamento e sull’amministrazione sono stabilite dalla legge e, quindi, non possono essere modificate per renderle più conformi alle esigenze dei soci. La srl semplificata si fonda su un atto costitutivo, il cui modello è stabilito a livello ministeriale, e non dispone di un suo specifico statuto, che costituisce lo strumento con cui i soci stabiliscono le loro regole. Per fare un esempio, le decisioni sono prese dai soci con le maggioranze stabilite dalla legge, che non si possono modificare;

c) l’accesso al credito e di finanziamenti è limitato;

d) i soci possono essere solo persone fisiche, non persone giuridiche (ad es. altre società);

e) i costi di gestione e la tassazione sono sono le stesse di una società ordinaria.

Fate, pertanto, attenzione a non farvi ingannare dal modello della srl semplificata, che può pregiudicare lo sviluppo e la crescita della vostra startup, e prendete in considerazione il modello della srl ordinaria, usufruendo sia dell’assenza del capitale sociale minimo (può essere anche qui pari almeno ad 1 euro) che della piena libertà di stabilire vostre regole di funzionamento ed amministrazione, oltre all’accessibilità più ampia agli strumenti di finanziamento.

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Clausola di prelazione: vale anche in caso di cessione dell’usufrutto sulle azioni

In continuità con l’articolo pubblicato ieri, abbiamo ritenuto opportuno dare segnalazione del recente orientamento del Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie che, in materia di diritto societario, ha presentato il 19 settembre u.s. una massima inerente alla clausola di prelazione.

Questa massima stabilisce che è pienamente legittima l’applicazione della clausola di prelazione anche alla cessione dell’usufrutto sulle azioni. Si precisa, altresì, che, nel caso di costituzione di usufrutto, il diritto offerto agli altri soci dovrà avere le stesse caratteristiche di quello che si intende costituire a favore del terzo. Pertanto, ai soci sarà offerto un usufrutto commisurato alla vita del terzo nell’ipotesi in cui sia vitalizio.

Avv. Marco De Paolis
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Clausola di prelazione nel trasferimento di quote societarie: le conseguenze in caso di violazione

La Corte di Cassazione (sentenza 8 aprile 2015, n. 7003, sez. I civile) è intervenuta in tema di clausola di prelazione stabilendo che “l’acquisto di quote sociali effettuato in violazione di tale previsione statutaria in favore dei soci determina l’inefficacia, nella sola misura in cui si realizzi un’alterazione nella proporzione fra le rispettive quote del relativo trasferimento nei confronti degli altri soci e della società, ma non anche la nullità del negozio traslativo tra il socio alienante ed il terzo acquirente“.

Merita alcune osservazioni questa pronuncia della Suprema Corte in considerazione del fatto la clausola di prelazione è uno degli strumenti più utilizzati dai soci allo scopo di derogare al principio generale della libera trasferibilità delle partecipazioni sociali.

Come noto, per effetto della prelazione, il socio intenzionato a vendere, in tutto o in parte, le proprie partecipazioni sociali deve offrirle preventivamente agli altri in conformità al procedimento ed alle tempistiche indicate nella clausola. Qualora nessuno dei soci abbia esercitato la prelazione nei termini concessi dallo statuto oppure nel caso in cui la prelazione non abbia interessato la totalità della partecipazione sociale da alienare, potrà essere autorizzata la cessione delle quote societarie ad un terzo contraente.

Quali sono le conseguenze in caso di mancato rispetto del vincolo di prelazione? Facendo propria la tesi, secondo cui, in violazione della prelazione, il trasferimento della partecipazione sociale è in ogni caso valido ed efficace tra le parti, la Cassazione ha stabilito a) l’inopponibilità della cessione della partecipazione sociale nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, b) l’obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, e c) l’impossibilità di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente.

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Una startup può essere innovativa anche se nata da un affitto d’azienda

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato, con il parere n. 155183 del 3 settembre 2015, che l’affitto di azienda non costituisce un impedimento al riconoscimento di startup innovativa.

Alcuni dubbi erano sorti sulla base dell’art. 25 del D.L. n. 179/2012: questa norma stabilisce infatti che la startup non deve essere una società costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

La ragione per cui l’affitto d’azienda o di ramo d’azienda non esclude la possibilità di registrazione come startup innovativa la si deduce dalla norma che lo disciplina e che ne traccia la distinzione rispetto ad un’operazione di cessione aziendale.

Si tratta dell’art. 2562 c.c., che applica all’affitto d’azienda le norme dell’usufrutto, e ciò ha una sua logica essendo entrambe le fattispecie accomunate dal carattere provvisorio del trasferimento, del semplice godimento e dell’obbligo di restituzione finale.

Avv. Marco De Paolis
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Qui, di seguito, il link per la lettura integrale del parere del Ministero dello Sviluppo Economico: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/normativa/start-up_PD_azienda.pdf