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Startup innovative, proprietà intellettuale ed industriale – intervento 29 ottobre 2016

Metto oggi a disposizione le slide, presentate durante il mio intervento del 29 ottobre 2016 al FabLab di Villanuova sul Clisi (BS), in occasione della II^ edizione di VALLESABBIA Restart, il progetto della Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Sabbia per la promozione dell’imprenditoria giovanile ed innovativa nel territorio della Valle Sabbia.

Nelle slide sono illustrate le principali disposizioni di legge sulle startup innovative, i nuovi vantaggi per queste imprese (es. costituzione senza notaio, aumento al 30% delle agevolazioni fiscali per gli investitori, azienda sponsor, credito d’imposta al 50% per ricerca e sviluppo), unitamente ad una sintesi su cosa tuteli il diritto d’autore (es. il software, le banche dati) e cosa invece sia protetto dalla proprietà industriale (es. marchi, brevetti, disegni e modelli).

Avv. Marco De Paolis
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DE PAOLIS
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Fino al 30 settembre incentivi alle startup in Emilia Romagna

Con contributi a fondo perduto la Regione Emilia Romagna* punta a favorire le imprese innovative, ad alta intensità di conoscenza, in grado di sviluppare opportunità sui mercati attraverso nuovi prodotti, servizi e sistemi di produzione a elevato contenuto tecnologico con il fine di generare nuove opportunità occupazionali.

Fino al 30 settembre 2016  potranno essere presentate le domande, unitamente al business plan, esclusivamente online,  da startup iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese presso la Camera di Commercio competente per territorio.

I settori economici interessati sono agroalimentare; edilizia e costruzioni; meccatronica e motoristica; industria della salute e del benessere; industrie culturali e creative; innovazione nei servizi.

Sono ammessi agli incentivi sia i progetti di avvio di attività (tipologia A) sia quelli di espansione di startup già avviate (tipologia B).

Per gli interventi di tipologia A (avvio di attività) sono ammessi i costi riguardanti macchinari, attrezzature, impianti, hardware e software, arredi strettamenti funzionali; affitto e noleggio laboratori e attrezzature scientifiche (massimo 20% del costo totale del progetto); acquisto e brevetti, licenze e/o software da fonti esterne.

Per gli interventi di tipologia B (espansione di startup) sono ammessi i costi riguardanti acquisizione sedi produttive, logistiche, commerciali; macchinari, attrezzature, impianti, hardware e software, arredi strettamente funzionali; spese di affitto e noleggio laboratori e attrezzature scientifiche (massimo 20% del costo totale del progetto); acquisto e brevetti, licenze e/o software da fonti esterne; spese promozionali anche per partecipazione a fiere ed eventi (massimo 10% del costo totale del progetto).

Avv. Marco De Paolis
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Qui il testo del bando

Startup innovativa: validi i modelli di utilità industriale per l’iscrizione a sezione speciale

Per accedere al regime di startup innovativa è possibile indicare al Registro delle Imprese  come requisito i brevetti per modelli di utilità industriale. Lo ha precisato il Ministero dello Sviluppo Economico nel parere n. 111865 del 21 aprile 2016*.

Nel parere si fa riferimento all’art. 82 del codice della proprietà industriale che definisce i modelli di utilità. Si tratta dei nuovi modelli atti a conferire particolare efficacia o comodità di applicazione o di impiego di macchine o parti di esse, strumenti, utensili ovvero oggetti di uso in genere, quali i nuovi modelli consistenti in particolari conformazioni, disposizioni, configurazioni o combinazioni di parti.

Lo status di startup innovativa spetta quindi non solo nel caso in cui si realizzi un prodotto nuovo, ma anche quando si propone un modello di utilità con cui si migliora uno già esistente.

Avv. Marco De Paolis
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Parere del Mise n. 111865 del 21 aprile 2016

Investire in ricerca e sviluppo conviene grazie al credito d’imposta

Investire in ricerca e sviluppo conviene grazie al credito d’imposta

Il credito d’imposta, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità 2015, rende più semplice e conveniente investire in ricerca e sviluppo.

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 5/E del 16 marzo 2016) le procedure d’accesso al credito d’imposta sono semplificate. La misura è infatti concessa in maniera automatica a seguito dell’effettuazione delle spese agevolate. Non occorre, quindi, più presentare un’apposita istanza per via telematica.

Il credito è concesso fino all’importo massimo di 5 milioni di euro a favore di ciascun beneficiario, a condizione che l’impresa effettui una spesa complessiva per attività di ricerca e sviluppo almeno pari a 30mila euro. L’Agenzia dell’Entrate ha precisato che la soglia minima di investimento è posta esclusivamente con riferimento a ciascun periodo di imposta, per il quale si intende effettivamente accedere all’agevolazione. Ciò significa che non serve effettuare investimenti di importo pari almeno a euro 30.000 in tutti i periodi di imposta potenzialmente agevolati purché tale soglia sia raggiunta in quello nel quale l’impresa ha intenzione di beneficiare dell’agevolazione.

Possono beneficiare del credito d’imposta le imprese che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, dal settore in cui operano, dal regime contabile adottato e dalle dimensioni aziendali, investono in attività di ricerca e sviluppo. La misura si estende anche gli enti non commerciali in caso esercitino un’attività commerciale, ai consorzi ed alle reti di imprese a condizione che effettuino attività di ricerca e sviluppo. Infine, l’incentivo è previsto anche a favore delle imprese neo-costituite la cui attività è stata intrapresa a partire dal 2015.

Ai fini dell’accesso al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo si intendono quelle volte all’acquisizione di nuove conoscenze, all’accrescimento di quelle esistenti e all’utilizzo di tali conoscenze per nuove applicazioni. Pertanto, possono essere svolte anche in ambiti diversi da quelli scientifico e tecnologico. Con riferimento alle spese ammissibili la circolare individua, in ogni caso, le seguenti quattro categorie: 1. personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico; 2. quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio; 3. contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese; 4. competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.

È opportuno puntualizzare che il credito d’imposta ricerca e sviluppo vale per attività svolte da tutto il personale delle imprese, indipendentemente dal titolo di studio. Per le attività di ricerca svolte dai dipendenti, non in possesso di lauree in ambito tecnico-scientifico, il credito d’imposta è del 25% anziché del 50% come nel caso di personale altamente qualificato.

Come detto non è necessario presentare nessuna istanza d’accesso alla misura, è richiesta la predisposizione di un’apposita documentazione contabile con l’indicazione dell’effettività dei costi sostenuti e con l’attestazione di regolarità formale da conservare solo per dimostrare la sussistenza dei requisiti in caso di controlli successivi all’erogazione dell’incentivo. La documentazione deve essere certificata dal soggetto incaricato della revisione legale o dal collegio sindacale, oppure da un professionista iscritto nel registro dei revisori legali.

La misura è valida fino al 31 dicembre 2019. Si segnala, infine, che il credito d’imposta è pienamente cumulabile con le agevolazioni del patent box.

Avv. Marco De Paolis
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PMI lombarde – i nuovi finanziamenti agevolati per l’innovazione

La Regione Lombardia, con una dotazione finanziaria di 110 milioni di euro, ha promosso una nuova linea di finanziamenti agevolati per sostenere l’innovazione delle PMI lombarde.

La misura punta a supportare le imprese che, innovando, migliorano prodotti esistenti, ne creano di nuovi o realizzano nuovi processi di produzione all’interno degli stabilimenti.

Le piccole e medie imprese potranno richiedere il finanziamento a condizione che abbiano un organico inferiore a 3 mila persone, siano iscritte nel Registro delle imprese ed abbiano una sede legale e/o operativa in Lombardia al momento dell’erogazione del contributo. Non saranno concesse agevolazioni alle imprese che si trovino in difficoltà ai sensi degli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato. La Linea innovazione si compone della Sottomisura Prodotto e della Sottomisura Processo e sarà aperta con procedura a sportello.

Per accedere al finanziamento sarà, altresì, necessario che i progetti siano coerenti con la strategia di specializzazione intelligente della Regione Lombardia, le cui aree di specializzazione e le relative tecnologie abilitanti fondamentali sono le seguenti:

  1. Aerospazio, KET’s: Fotonica, ICT, Micro/Nanoelettronica, Materiali avanzati e Sistemi manifatturieri avanzati;
  2. Agrifood, KET’s: Biotecnologie industriali, Fotonica, ICT, Materiali avanzati, Micro/Nanoelettronica, Nanotecnologie e Sistemi manifatturieri avanzati;
  3. Mobilità sostenibile, KET’s: ICT, Materiali avanzati, Micro/Nanoelettronica, Nanotecnologie e Sistemi manifatturieri avanzati;
  4. Manifattura avanzata;
  5. Ecoindustria, KET’s: Biotecnologie industriali, Fotonica, ICT, Materiali avanzati, Micro/Nanoelettronica e Sistemi manifatturieri avanzati;
  6. Industrie creative e culturali, KET’s: Biotecnologie industriali, Fotonica, ICT, Materiali avanzati e Micro/Nanoelettronica;
  7. Industria della salute, KET’s: Biotecnologie industriali, Fotonica, ICT, Materiali avanzati e Micro/Nanoelettronica.

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Fondo di garanzia: accesso semplificato per le PMI innovative

Il 2 marzo scorso, con apposito decreto, il Ministro dello Sviluppo Economico ha esteso alle PMI innovative l’accesso semplificato al Fondo di garanzia.

Trova quindi definitiva attuazione quanto previsto dall’articolo 4 dell’Investment Compact (D.l. n. 3/2015). Questa norma, come già previsto per le startup innovative, punta a favorire l’accesso alle fonti finanziarie da parte delle imprese innovative attraverso la concessione di una garanzia pubblica, che si affianca o si sostituisce alle garanzie reali portate dalle imprese stesse. Grazie a questa opportunità le PMI innovative sono in grado di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fideiussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo. La determinazione del loro merito creditizio viene affidata direttamente alla banca o al Confidi ed alle domande presentate è riconosciuta priorità nell’istruttoria e nella delibera da parte del Fondo di Garanzia.

Una misura di grande utilità quando sono in programma progetti d’investimento e/o nel momento in cui serve uno strumento che agevoli l’accesso al credito.

Per verificare se avete i requisiti di PMI innovative e, quindi, se avete diritto all’agevolazione del Fondo di Garanzia, potete consultare il seguente articolo: https://studiodepaolisbrescia.wordpress.com/2015/02/23/pmi-innovativa-e-startup-innovativa-il-punto-su-requisiti-di-legge-e-agevolazioni/.

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Ricerca e sviluppo nelle imprese innovative e industria 4.0 – i chiarimenti del Ministero dello Sviluppo Economico

L’innovazione di un’impresa sussiste se la stessa presenta almeno uno (startup) o due (PMI) dei tre parametri previsti dall’art. 25 del D.L. n. 179/2012 e dall’art. 4, comma 1, della L. n. 33/2015: 1) volume della spesa in ricerca e sviluppo, 2) personale qualificato, 3) possesso di beni tutelati secondo la proprietà industriale (brevetti) o intellettuale (software).

Sul terzo parametro (“titolarità, anche quale depositaria o licenziataria, di almeno una privativa industriale, relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale ovvero titolarità dei diritti relativi a un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tale privativa sia direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività di impresa) sono stati forniti alcuni importanti chiarimenti dal Ministero dello Sviluppo Economico:

– è startup/pmi innovativa la società che ha presentato domanda di brevetto in attesa di registrazione (parere n. 218430 del 29 ottobre 2015)

il Ministero ha dichiarato che il requisito è soddisfatto anche se la startup/pmi ha depositato formalmente un brevetto, ma è ancora in attesa della sua registrazione, in quanto il legislatore dispone che la società possa essere anche semplicemente “depositaria” di una privativa industriale.

è startup/pmi innovativa la società che ha diritti esclusivi su un software registrato (parere n. 218415 del 29 ottobre 2015)

il Ministero ha dichiarato che per “titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore” non si intende unicamente l’autore del programma, ma anche la persona fisica o giuridica titolare di diritti esclusivi sul software. Di conseguenza, aver stipulato un contratto, che consente lo sfruttamento economico in specifici Paesi del software, rende legittima la richiesta di registrazione nella sezione speciale del Registro delle imprese e conferma la sussistenza del requisito previsto dalla legge.

– è startup/pmi innovativa la società che abbia indicato un brevetto per modelli di utilità industriale quale requisito per accedere alla sezione speciale (parere n. 111865 del 21 aprile 2016)

il Ministero ha dichiarato che il modello di utilità soddisfa il requisito di cui alla lettera h) n. 3 dell’art. 25 del D.L. n. 179/2012 (ovvero, è una privativa industriale) e che, quindi, possa essere ritenuto valido per consentire alle società di accedere al registro delle startup innovative.

Con riferimento al requisito della ricerca e sviluppo il Ministero dello Sviluppo Economico ha inoltre chiarito che l’obbligo di indicazione delle spese in nota integrativa permane anche dopo l’entrata in vigore del D.lgs. n. 139/2015, che ha semplificato le modalità di redazione dei bilanci per le cd microimprese (parere n. 361851 del 17 novembre 2016).

Le precisazioni del Ministero dello Sviluppo Economico mostrano il chiaro intento di promuovere l’imprenditorialità innovativa in tutte le sue forme, di consentire lo sviluppo delle migliori idee e di sostenere lo sviluppo di brevetti e di software specie nell’ottica dell’attuazione della cd. “Industria 4.0” che, mediante lo sfruttamento dei dati e delle tecnologie digitali, punta a rendere più connessa ed efficiente l’intera catena del valore nei settori manifatturieri. Con queste indicazioni le imprese stesse possono concentrare le loro risorse in ciò che costituisce innovazione secondo la legge ed accedere alle cospicue agevolazioni previste (qui il post su Investimenti in ricerca e sviluppo: gli incentivi 2017).

Avv. Marco De Paolis
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Applicazione del patent box alle royalties derivanti dalla distribuzione di software registrato

Siete una società che ha sviluppato un software e l’ha registrato presso il Pubblico Registro tenuto dalla SIAE? Distribuite il software, in Italia o all’estero, ricevendo in cambio delle royalties? Avete anche voi l’opportunità di beneficiare delle agevolazioni previste dal patent box. 

Il patent box, disciplinato dalla Legge n. 190/2014 e dal D.l. n. 3/2015, come abbiamo già segnalato, offre alle imprese un’agevolazione fiscale per brevetti, marchi, software protetti da copyright, disegni, modelli e know-how tutelabili ai fini di legge. È infatti riconosciuta un’esenzione, ai fini Ires ed Irap, dei redditi, derivanti dall’utilizzo diretto o dalla concessione in uso a terzi (è il caso sopra citato) o dalla vendita dei predetti beni immateriali, realizzati dalle aziende, sia direttamente che, attraverso contratti di ricerca stipulati con altre società, università o enti di ricerca e organismi equiparati.

Come si calcola il beneficio fiscale? Qualora il software sia concesso a terzi in licenza d’uso, il reddito è costituito dai relativi canoni conseguiti al netto dei costi, diretti e indiretti, ad essi connessi di competenza del periodo d’imposta. La quota di reddito agevolabile si calcola sulla base del rapporto tra i costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti direttamente o tramite Università e società terze per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale (cd. costi qualificati) e i costi complessivi afferenti il bene medesimo (cd. costi complessivi).

Sono, nel nostro caso, costi di ricerca e sviluppo quelli inerenti alla realizzazione del software protetto da copyright, le ricerche di mercato, l’adozione di sistemi anticontraffazione, il marketing e la pubblicità.

Determinato il reddito agevolabile, questo dato deve essere moltiplicato per un coefficiente, che, per il periodo 2015-2017, si calcola computando tutti i costi qualificati e complessivi sostenuti nell’esercizio e nei 3 precedenti senza distinzione per singolo bene. Per il 2015 si considereranno, pertanto, i costi, qualificati e complessivi, di competenza degli anni 2012, 2013, 2014 e 2015. Dal 2018 il coefficiente andrà, invece, calcolato per singolo bene guardando ai relativi costi qualificati e complessivi degli anni 2015, 2016, 2017 e 2018.

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Operativa la possibilità di passaggio dal bando Brevetti+ al bando Brevetti+ 2

Invitalia ha introdotto l’opportunità per le imprese, che hanno presentato la domanda del bando Brevetti+, di richiedere il passaggio al bando Brevetti +2, attivo dal 6 ottobre u.s.. La condizione per procedere al cd. switch è che il procedimento istruttorio inerente al bando Brevetti+ non sia ancora concluso.

La richiesta di switch va predisposta con l’apposito modello ed inviata ad Invitalia dal legale rappresentate dell’impresa a mezzo Pec.

Nel caso di accettazione della richiesta verrà assegnato un nuovo protocollo alla domanda presentata con Brevetti+ 2 e riprenderà l’istruttoria sulla base dei criteri di valutazione previsti da Brevetti+ 2.

Potranno essere finanziate anche le spese sostenute prima dello switch da Brevetti+ a Brevetti+ 2, purché sostenute dopo la data di presentazione della domanda di Brevetti+.

Avv. Marco De Paolis
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Brevetti+2, dal 6 ottobre operativo lo sportello per le domande: ecco le istruzioni

Dalle ore 12 di martedì 6 ottobre p.v. sarà operativo lo sportello per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni del bando Brevetti+2. Con questo programma il Ministero dello Sviluppo Economico si rivolge alle PMI e agli spinoff accademici/universitari che presentano progetti per la valorizzazione economica di brevetti rilasciati dal 2013 (dal 2012 per gli spinoff). A questo link trovate il testo del bando: http://www.uibm.gov.it/attachments/Bando%20Brevetti+2.pdf.

Il bando è gestito da Invitalia. Pertanto, i candidati dovranno richiedere l’account di accesso ai servizi di Invitalia (https://appregistrazioneaccountinvitalia.invitalia.it/Pages/default.aspx) ed indicare un indirizzo di posta elettronica ordinario (non deve essere indicato un indirizzo PEC). Al termine della registrazione riceveranno un’email per la conferma dell’account e l’attivazione della registrazione.

Completate le suddette fasi preliminari, i candidati potranno accedere alla procedura on line per l’inserimento del project plan e della documentazione richiesta, da firmare digitalmente da parte del legale rappresentante dell’impresa richiedente, all’atto della spedizione. Entro 30 giorni dall’assegnazione del protocollo elettronico, il project plan, unitamente agli allegati richiesti, deve essere inviato, esclusivamente a mezzo PEC, all’indirizzo brevettiplus@pec.invitalia.it.

Le domande saranno esaminate in base all’ordine di arrivo. Sarà quindi opportuno essere celeri nella predisposizione dei materiali richiesti per avere più opportunità di ricevere quanto stanziato dal bando.

Avv. Marco De Paolis
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