Mese: settembre 2015

PMI innovative: maggiore accesso al credito e sgravi fiscali per gli investitori

Le PMI innovative, introdotte dal cd. Investment Compact (D.l. n. 3/2015, convertito dalla Legge n. 33/2015), sono quella nuova categoria societaria a cui il legislatore ha riconosciuto gran parte delle agevolazioni e semplificazioni previste a favore delle startup innovative (per un approfondimento si può leggere questo post del 25 marzo u.s. – https://studiodepaolisbrescia.wordpress.com/2015/03/25/linvestment-compact-e-legge-queste-in-via-definitiva-le-novita-per-startup-e-pmi-innovative/).

Sono PMI innovative, ricordo, le imprese che hanno la sede produttiva in Italia, un fatturato massimo di 50 milioni di euro, un numero di dipendenti inferiore a 250, almeno il 3% delle spese destinato a ricerca e sviluppo. Inoltre, non devono avere azioni quotate in un mercato regolamentato. Nel caso in cui siano in possesso di questi requisiti, possono richiedere la registrazione in Camera di Commercio nella sezione speciale ad esse dedicata, presentando una specifica domanda con allegato un bilancio certificato.

Dopo quasi 6 mesi dall’introduzione delle PMI innovative si può affermare che alcuni dei vantaggi previsti dalla normativa sono concreti e che inizia ad essere operativo, presso gli istituti di credito, un più ampio supporto finanziario per chi dispone della registrazione o ha intenzione di ottenerla.

Guardando all’impresa, di cui abbiamo seguito la registrazione, è stato riscontrato, in primo luogo, il vantaggio di aver ottenuto, sulla base di criteri semplificati ed in via prioritaria, l’erogazione di un finanziamento. Infatti, come premesso, i principali istituti di credito si stanno dotando di procedure finalizzate a inserire nel calcolo del rating dell’impresa, per la concessione di finanziamenti, l’iscrizione nella sezione speciale delle PMI innovative. Altresì, dovrebbe diventare a breve operativo, anche per le PMI innovative, il Fondo centrale di garanzia con la copertura fino all’80% del credito erogato da una banca fino a un massimo di 2,5 milioni di euro. Non da ultimo, è opportuno menzionare che le PMI innovative, considerata la diffidenza verso la quotazione, potranno acquisire capitali attraverso il sistema dell’equity crowdfunding e, qualora siano società a responsabilità limitata, mediante gli strumenti finanziari partecipativi, titoli innovativi a metà tra le azioni e le obbligazioni.

In secondo luogo, operando la suddetta impresa su diversi mercati esteri, ha ritenuto utile procedere alla registrazione allo scopo di vedersi riconosciuto, come previsto per le PMI innovative, un più ampio supporto dall’ICE, che includerà l’assistenza in materia fiscale, immobiliare, creditizia, nonché l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’incontro con investitori potenziali.

Occorre, infine, ricordare gli incentivi fiscali, di cui possono godere le persone fisiche e giuridiche, che investono nel capitale delle PMI innovative, sia nel caso in cui l’investimento sia effettuato direttamente dall’investitore che indirettamente tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) ed altre società che investono prevalentemente in questa tipologia di impresa.

Avv. Marco De Paolis
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Clausola di prelazione: vale anche in caso di cessione dell’usufrutto sulle azioni

In continuità con l’articolo pubblicato ieri, abbiamo ritenuto opportuno dare segnalazione del recente orientamento del Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie che, in materia di diritto societario, ha presentato il 19 settembre u.s. una massima inerente alla clausola di prelazione.

Questa massima stabilisce che è pienamente legittima l’applicazione della clausola di prelazione anche alla cessione dell’usufrutto sulle azioni. Si precisa, altresì, che, nel caso di costituzione di usufrutto, il diritto offerto agli altri soci dovrà avere le stesse caratteristiche di quello che si intende costituire a favore del terzo. Pertanto, ai soci sarà offerto un usufrutto commisurato alla vita del terzo nell’ipotesi in cui sia vitalizio.

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Recupero dei crediti più efficace con le nuove azioni previste a tutela dei creditori

Con l’entrata in vigore del D.l. n. 83/2015 il legislatore è intervenuto per favorire l’esito positivo delle azioni dirette al recupero dei crediti, offrendo ai creditori strumenti più validi per la ricerca e l’individuazione del patrimonio del debitore.

Come noto, per i beni immobili, esiste un sistema telematico che consente l’immediata individuazione del patrimonio del debitore, attraverso la consultazione di banche dati catastali. Per gli altri beni soggetti ad esecuzione forzata (beni mobili; beni mobili registrati; crediti nei confronti di terzi, depositi bancari e redditi da lavoro) è stato, invece, recentemente introdotto l’art.492 bis c.p.c.. Questa norma disciplina uno specifico procedimento, che autorizza il creditore ad accedere in via telematica alle banche dati della pubblica amministrazione, al fine di poter individuare i beni del debitore da sottoporre a pignoramento.

Una volta autorizzato, il creditore, mediante l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario, che è il soggetto abilitato alla consultazione telematica, può acquisire informazioni sulla consistenza del patrimonio del debitore. In caso di esito negativo, è prevista la possibilità per il creditore di ottenere che l’Ufficiale giudiziario interroghi il debitore circa eventuali giacenze e/o crediti verso terzi. In caso di dichiarazione mendace il debitore sarà sanzionato con l’applicazione di una multa fino a 316 euro e la reclusione fino a un anno. Qualora si verifichi il mancato funzionamento delle strutture tecnologiche, il legale del creditore può consultare direttamente le banche dati previa autorizzazione ex articolo 492 bis c.p.c..

La portata dello strumento è significativa per i creditori sotto più profili: da un lato, nell’ipotesi di ricerca telematica negativa, possono richiedere all’Ufficiale giudiziario l’interrogatorio del debitore circa eventuali giacenze e/o crediti verso terzi, dall’altro, sono tutelati da un sistema sanzionatorio contro le dichiarazioni mendaci, che prevede l’applicazione di una multa e della reclusione a carico del debitore. Infine, la norma conferisce una maggiore efficacia al recupero del credito, precludendo di fatto al debitore, per effetto delle sanzioni penali, la possibilità di occultare in tutto o in parte il proprio patrimonio e/o la propria situazione reddituale.

Avv. Marco De Paolis
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Clausola di prelazione nel trasferimento di quote societarie: le conseguenze in caso di violazione

La Corte di Cassazione (sentenza 8 aprile 2015, n. 7003, sez. I civile) è intervenuta in tema di clausola di prelazione stabilendo che “l’acquisto di quote sociali effettuato in violazione di tale previsione statutaria in favore dei soci determina l’inefficacia, nella sola misura in cui si realizzi un’alterazione nella proporzione fra le rispettive quote del relativo trasferimento nei confronti degli altri soci e della società, ma non anche la nullità del negozio traslativo tra il socio alienante ed il terzo acquirente“.

Merita alcune osservazioni questa pronuncia della Suprema Corte in considerazione del fatto la clausola di prelazione è uno degli strumenti più utilizzati dai soci allo scopo di derogare al principio generale della libera trasferibilità delle partecipazioni sociali.

Come noto, per effetto della prelazione, il socio intenzionato a vendere, in tutto o in parte, le proprie partecipazioni sociali deve offrirle preventivamente agli altri in conformità al procedimento ed alle tempistiche indicate nella clausola. Qualora nessuno dei soci abbia esercitato la prelazione nei termini concessi dallo statuto oppure nel caso in cui la prelazione non abbia interessato la totalità della partecipazione sociale da alienare, potrà essere autorizzata la cessione delle quote societarie ad un terzo contraente.

Quali sono le conseguenze in caso di mancato rispetto del vincolo di prelazione? Facendo propria la tesi, secondo cui, in violazione della prelazione, il trasferimento della partecipazione sociale è in ogni caso valido ed efficace tra le parti, la Cassazione ha stabilito a) l’inopponibilità della cessione della partecipazione sociale nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, b) l’obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, e c) l’impossibilità di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente.

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Una startup può essere innovativa anche se nata da un affitto d’azienda

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato, con il parere n. 155183 del 3 settembre 2015, che l’affitto di azienda non costituisce un impedimento al riconoscimento di startup innovativa.

Alcuni dubbi erano sorti sulla base dell’art. 25 del D.L. n. 179/2012: questa norma stabilisce infatti che la startup non deve essere una società costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

La ragione per cui l’affitto d’azienda o di ramo d’azienda non esclude la possibilità di registrazione come startup innovativa la si deduce dalla norma che lo disciplina e che ne traccia la distinzione rispetto ad un’operazione di cessione aziendale.

Si tratta dell’art. 2562 c.c., che applica all’affitto d’azienda le norme dell’usufrutto, e ciò ha una sua logica essendo entrambe le fattispecie accomunate dal carattere provvisorio del trasferimento, del semplice godimento e dell’obbligo di restituzione finale.

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Qui, di seguito, il link per la lettura integrale del parere del Ministero dello Sviluppo Economico: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/normativa/start-up_PD_azienda.pdf

PMI innovative: nelle spese di ricerca e sviluppo anche le immobilizzazioni immateriali

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito, con il parere n. 155175 del 3 settembre u.s., un utile chiarimento alle PMI interessate all’iscrizione nella sezione del Registro delle Imprese con la qualifica di “PMI innovative”.

Si precisa che le immobilizzazioni immateriali (sono disciplinate dall’art. 2424 cod. civ. e sono rappresentante, ad esempio, dai 1) costi di impianto e di ampliamento; 2) costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità; 3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno; 4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili) rientrano tra le attività di ricerca e sviluppo da computare ai fini del conseguimento del suddetto requisito necessario per il riconoscimento di PMI innovative e, per analogia, di startup innovative.

Per completezza alleghiamo il testo del parere ministeriale: MISE_parere155175 pdf.

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Affitto con riscatto: la tutela del proprietario se il conduttore non paga i canoni

Sta riscontrando consensi crescenti nel mercato immobiliare l’applicazione dell’affitto con riscatto (cd. rent to buy), che permette di acquistare un immobile prevedendo l’iniziale locazione con il versamento di un canone, comprensivo di una quota a titolo di acconto sul prezzo di vendita.

Questa forma contrattuale sconta, tuttavia, un’importante criticità nel caso in cui il conduttore non provveda al pagamento dei canoni pattuiti. Infatti, pur prevedendo la legge la risoluzione del contratto, con diritto del proprietario di trattenere, a titolo di indennità, le somme versategli e con obbligo di restituzione immediata dell’immobile, è quest’ultimo aspetto quello più delicato non essendo certi i tempi di rilascio. Questa incertezza si spiega per il fatto che il proprietario deve ottenere un provvedimento giudiziario, che sia un titolo esecutivo, con cui l’ufficiale giudiziario procederà alla liberazione dell’immobile. Un’ulteriore ostacolo alla rapida riconsegna dell’immobile deriva dall’impossibilità di applicare la procedura di intimazione di sfratto, che è specifica dei contratti di locazione.

Una soluzione per ovviare alle suddette problematiche è quella di avvalersi, al momento dell’inadempimento del conduttore, di una clausola risolutiva espressa (sempre che sia stata prevista nel contratto), richiedendo all’ufficiale giudiziario di procedere alla liberazione dell’immobile. Come titolo esecutivo si potrà, in tale ipotesi, utilizzare l’atto pubblico, con cui si è stipulato il contratto, che sostituirà il provvedimento del giudice di condanna al rilascio dell’immobile.

Pertanto, i proprietari intenzionati a vendere i loro immobili con la formula dell’affitto con riscatto possono avere, con gli accorgimenti suggeriti, un’adeguata garanzia in caso di inadempimento del conduttore nel saldo dei canoni.

Avv. Marco De Paolis
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